//ARCHEOLOGIA AL BARRO

MONTE BARRO

Archeologia al Barro

Nel 1986 ha avuto inizio l’avventura delle ricerche archeologiche sul Barro, una grande impresa che in 12 anni consecutivi di campagne di scavo promosse dal Parco (1986-1997) hanno riportato alla luce la testimonianza di un grande insediamento fortificato utilizzato in età gota, cioè nella seconda metà del V e nella prima metà del VI sec.d.C. Allo scopo di offrire ai visitatori la possibilità di integrare la visita alle strutture antiche e musealizzate dei Piani di Barra con la visione di quanto ivi rinvenuto è stato allestito, presso il vicino “Centro Turistico Culturale dell’Eremo”, il Museo Archeologico del Barro (MAB) dove nell’Antiquarium sono esposti al pubblico più di 400 tra i più significativi reperti rinvenuti durante gli scavi.
A partire dal 2011 si è poi iniziato ad indagare un altro sito archeologico, quello di Monte Castelletto, dove 3 campagne di scavo hanno portato alla luce i resti di una fortificazione costituita da una torre e da una cinta muraria che racchiudeva un piccolo nucleo di edifici, a guardia di Lecco e soprattutto del tratto del fiume Adda sottostante. Sotto la torre, datata XIII sec.d.C., sono stati trovati i resti di un altro edificio che l’analisi C14 ha datato tra l’VIII e il IX e alcune buche di palo che testimonierebbero una frequentazione ancora precedente. Nel corso del 2019 è prevista una ulteriore campagna di scavo per indagare ancor più questo interessante nuovo sito archeologico.

 

Il Parco del Monte Barro è diventato quindi un riferimento fondamentale per l’archeologia medievale dell’Italia settentrionale e in questo contesto ci è sembrato opportuno affidare al calendario 2019 il compito di richiamare l’attenzione degli amanti del Monte Barro sulla tematica archeologica per rilanciare la missione del nostro museo archeologico facendolo conoscere a un più vasto pubblico e farlo diventare una consuetudine di visita per tutti coloro che frequentano il Parco.

Federico Bonifacio
Presidente Parco Monte Barro

L’INSEDIAMENTO DI EPOCA GOTA (V-VI sec.d.C.)

Milano nel 286 venne scelta come capitale dell’Impero romano. Anche dopo il trasferimento, nel 402, della sede a Ravenna, Milano conserverà una grande rilevanza culturale ed economica, grazie alla sua posizione centrale rispetto ai collegamenti della pianura padana con il centro Europa. Per proteggerla di fronte alla pressione dei barbari, le sue mura furono rinnovate; numerosi castelli sorsero inoltre all’imbocco delle vallate alpine e nell’area dei laghi, in siti naturalmente difesi. Tra i diversi castelli certamente il più noto, grazie alle indagini condotte dagli archeologi, è quello del Monte Barro sorto in un periodo travagliato e con una società in disfacimento.
Il sito del Barro, occupato dai Goti nella seconda metà del V e nella prima metà del VI 
sec.d.C., è stato oggetto di 12 campagne di scavo promosse dal Parco dal 1986 al 1997. L’area interessata dalle emergenze archeologiche corrisponde ai versanti occidentale e meridionale del monte, fra le quote 600 e 800, con una maggior concentrazione nei cosiddetti Piani di Barra: qui sono stati individuati 12 edifici, di cui sei integralmente scavati, mentre sul versante meridionale corre una cinta muraria che racchiudeva il sito, con alcune torri di avvistamento. Un tratto di questa cinta è ancora esistente, per una lunghezza di 1200 m. ed è chiamato localmente müraiöö. Il sito archeologico dei Piani di Barra, per la sua abnorme estensione (50 ettari), per l’unicità nel panorama archeologico di quel periodo e per la sua collocazione all’interno di un parco naturale regionale, riveste una eccezionale importanza per tutta l’Alta Italia.

L’intero abitato dei Piani di Barra era dominato da un palazzetto che gli archeologi hanno denominato Grande Edificio, per la dimensione maggiore (1700 mq.) rispetto a quella degli altri edifici; in questo complesso doveva evidentemente risiedere la massima autorità del luogo. Il palazzetto di Monte Barro era formato da tre singoli edifici a due piani, disposti attorno a un cortile centrale. L’ala sinistra è in larga parte crollata per via di una frana, ma nell’ala destra sono state riconosciute le stalle e gli alloggi di nuclei familiari di rango inferiore al pianterreno e al primo piano i possibili alloggi dei militari. L’ala centrale, la prima che si vedeva entrando nel complesso, era invece la più importante, come si può desumere dal fatto che gli ambienti avevano murature in pietra con pareti intonacate, e pertanto probabilmente essi erano destinati agli alloggi degli Ufficiali.
Qui, al piano superiore, si trovava la stanza dove esercitava i suoi poteri il comandante della guarnigione. Un militare, dunque, perché‚ nell’interpretazione più verosimile Monte Barro doveva essere un avamposto fortificato gestito dall’esercito.

Nei resti crollati del vano centrale del Grande Edificio si è raccolta, contorta e schiacciata, una corona, composta da una fascia in sottile lamina di bronzo decorata a traforo e punzone, con quattro catenelle per appenderla e pendenti decorativi in pasta vitrea blu e verde.
Nell’epoca e nell’area geografica in esame corone di questo genere costituivano un simbolo di sovranità tanto in ambito religioso che laico. La corona di Monte Barro è l’unico esemplare rinvenuto nello scavo di un edificio abitativo; il suo ritrovamento acquista quindi eccezionale importanza per il suo significato simbolico e politico.

L’edificio VII è risultato essere il meglio conservato. Nato in origine probabilmente come corpo di guardia ad unico vano, venne in seguito ampliato e utilizzato come abitazione su due piani. Giunse così ad avere una forma a L costituita da vari ambienti all’interno dei quali sono stati trovati resti di travi e pali bruciati raccolti negli strati di crollo e i focolari presenti in ciascuna delle piccole stanze.

Il sito archeologico dei Piani di Barra è liberamente visitabile tutto l’anno con un percorso ad anello lungo il quale il visitatore è guidato da cartelli didascalici posti nei pressi dei resti degli edifici portati alla luce.

 

LA FORTIFICAZIONE DI MONTE CASTELLETTO

Il sito di Monte Castelletto venne individuato nel 2007 e nel 2011 una prima breve campagna di scavi mise in evidenza i resti di una vasta cinta muraria che l’analisi al radiocarbonio di un campione ha datato tra il 1250 e il 1290 d.C. Nel 2013 si è condotta una seconda campagna di scavi archeologici che ha portato parzialmente alla luce il basamento di una grande torre posta in una sorta di osservatorio privilegiato verso il ramo lecchese del lago, l’Adda, la Valsassina e la Brianza, quale testimonianza di un sistema di controllo e di avvistamento posto a guardia delle vie di comunicazione tra l’area di pianura e le principali valli alpine. Tra i reperti rinvenuti vi è una sfera di pietra: un proiettile attribuibile a un meccanismo di lancio a catapulta in uso nel XIII secolo.
Nel 2015 è stata effettuata una terza campagna di scavo che ha concentrato l’attenzione sullo scavo integrale della struttura principale, individuata in precedenza, relativa alla torre posta sulla sommità dell’altura. Durante lo scavo sono venuti alla luce interessanti reperti in fase di restauro. Un’analisi preliminare di questi reperti ha identificato, tra l’altro, una serie di palle in pietra quali probabili proiettili sia di bombardella che di sistemi basculanti, una punta di lancia, un dardo di balestra ed elementi di armamenti corazzati. Il reperto però più singolare, anche se molto lacunoso, sembra essere ascrivibile a un brocchiere, ossia un piccolo scudo di ausilio della scherma a protezione del pugno del combattente; si tratterebbe di un rinvenimento rarissimo.
Una data al C14, effettuata sul livello pavimentale pertinente ad un edificio a pianta quadrangolare, scoperto sotto la torre basso medievale, ha restituito poi un orizzonte cronologico che si pone tra l’VIII e il IX secolo d.C. Ciò evidenzia una continuità di utilizzo strategico-militare del sito ponendo nuove prospettive alla ricerca territoriale. Una fase ancora più antica rispetto a quest’ultima, ma non ancora datata e indagata archeologicamente, è stata messa in luce da alcune buche di palo a testimoniare la presenza di possenti strutture lignee. Una quarta campagna di scavi è prevista per la primavera 2019.

IL MUSEO ARCHEOLOGICO

L’Antiquarium è il museo che accoglie ed espone al pubblico più di 400 tra i più significativi reperti trovati e studiati durante gli scavi. 
Il nuovo allestimento, arricchito da alcune ricostruzioni, da pannelli didattici e interattivi e dalla contestualizzazione guidata dei reperti, è stato creato ad hoc negli ultimi anni per permettere al visitatore di comprendere meglio l’attività e la vita dell’insediamento.
Tra gli oggetti esposti, sicuramente merita di essere citata in modo particolare la ricostruzione della corona pensile, ritrovata tra i resti della zona centrale del “Grande edificio”. Corone di questo tipo, costituite da una lamina di bronzo o di metallo prezioso, finemente decorate venivano di solito appese e stavano a simboleggiare il potere e l’importanza delle persone appartenenti ad un rango molto elevato.
Sono esposte anche le monete ritrovate durante gli scavi, reperti molto importanti perchè hanno consentito di datare il sito. I resti di ornamenti, pettini, fibule, speroni hanno offerto elementi per ricostruire l’abbigliamento, mentre i ritrovamenti di lucerne, olle, pentole di pietra ollare, fusarole, bottiglie, calici di vetro hanno aiutato a ricostruire la vita del villaggio.
I resti vegetali e i carboni hanno infine contribuito a comprendere le caratteristiche principali dell’ambiente naturale, dell’alimentazione e dell’economia dell’insediamento.
La ricostruzione antropologica è stata possibile in parte grazie agli unici resti umani scoperti nel cortile del Grande edificio; si tratta di due adulti e un bambino, molto probabilmente persone di un rango superiore, visto che a loro è stata riservata una sepoltura in un luogo così importante.
Il museo, per lo più gestito dai volontari dell’Associazione “Amici del MAB” dispone di audioguide in italiano, inglese, francese e tedesco.

Presso il museo a breve verrà realizzato un allestimento con i reperti portati alla luce nel nuovo scavo archeologico di Monte Castelletto che attualmente sono in fase di studio e di restauro.

Contatti per informazioni e prenotazioni:

PARCO MONTE BARRO

Via Bertarelli 11 – 23851 Galbiate (LC)

Tel. (39) 0341 542266 – Fax (39) 0341 240216

info@parcobarro.it – www.parcobarro.it

STUDIARE LA STORIA E L’ARCHEOLOGIA AL PARCO

Come può il passato “finire sottoterra”? Come vivevano gli abitanti del Parco? Cosa mangiavano? Cosa producevano? Come si difendevano?
A queste e a molte altre domande è possibile dare una risposta con le visite guidate e i laboratori che riportano in vita la storia e le abitudini quotidiane del passato.
Le attività didattiche si svolgono presso le Aree Archeologiche dei Piani di Barra e di Monte Castelletto e comprendono in molti casi la visita al Museo Archeologico del Barro.

Per informazioni e prenotazioni:
www.parcomontebarro.it/proposte-per-le-scuole
Tel. 3662380659